LONDRA - Niente ‘lattes’, ‘flog frapuccinos’ o ‘white soy mocha’: gli americani della Starbucks, la catena americana di caffé in forte espansione su scala mondiale, non hanno al momento alcuna intenzione di sbarcare in Italia con la loro svariata gamma di bevande calde. Si rendono conto che avrebbero difficoltà a tener testa agli impeccabili baristi della Penisola. Sul mancato arrivo di Starbucks in Italia il ‘Financial Times’ ha pubblicato un articolo del suo corrispondente da Milano, Adrian Michaels, che spiega come mai la Penisola non figuri tra le priorità “strategiche” di una compagnia con il vento in poppa già presente in 43 Paesi. Secondo il giornalista ci sarebbe potenzialmente in Italia un mercato per le originali reinvenzioni del caffé e del cappuccino proposte da Starbucks, che nel corso del 2007 ha messo radici anche in Egitto e Russia: “In Italia - scrive il quotidiano finanziario britannico - la Starbucks si troverebbe alle prese con una vasta concorrenza senza la possibilità di offrire un prezzo migliore. Un espresso in Italia costa in genere meno di un euro quando a Parigi il doppio espresso della Starbucks ne costa due e non se ne può comprare uno singolo. Il servizio poi dovrebbe essere più veloce. Gli italiani si aspettano che il caffé arrivi in pochi secondi”. A detta di Adrain Michaels le multinazionali stranieri hanno poi “storicamente” delle difficoltà in Italia a muoversi tra le leggi e a costruire rapidamente una rete abbastanza robusta. Howard Schultz, un businessman strettamente associato al successo di Starbucks, ha detto al ‘FT’ che per molte bevande si é ispirato proprio a quanto ha gustato in Italia e che il mancato ingresso sul mercato italiano va considerato una forma di “umiltà e rispetto”.
STARBUCKS S’INCHINA AI BARISTI ITALIANI
Dicembre 30, 2007 · Nessun Commento
Categorie: bar & economia
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