Il piacere del caffè alla napoletana
Il mio modo di vedere nero.
Non siamo riusciti ad esportare ad esempio il metodo della caffettiera moka. E’ una preparazione che è rimasta confinata in Italia. E per giunta tra le pareti domestiche. Abbiamo in altre parole esportato l’espresso perché è buono o perché era difficile da ottenere in casa ? E si doveva andare al bar per gustarne uno buono ?
La mia è una domanda provocatoria, lo ammetto. Oggi è possibile avere un ottimo espresso anche a casa. A volte, migliore che al bar. Improvvisamente, ci accorgiamo che in fondo la preparazione moka non è poi cosi’ malvagia. Anzi…lo stesso Illy, il guru del caffè espresso, dedica un sito internet a questa preparazione casalinga. Perché ? Ma perché è bello e buono cio’ che piace. E a noi Italiani la moka piace.
Andremo ad approfondire questo argomento sulla moka in seguito. Adesso, in nome e in memoria delle mia origini meridionali, dedico questo articolo alla vecchia caffettiera napoletana che usavano le nostre nonne (almeno nel sud Italia). Questo metodo di preparazione è andato in disuso. Perché ?
A causa del tempo. Il tempo è il vero responsabile della morte della caffettiera napoletana. Ci voleva mezz’ora, cari amici, per poter gustare il vecchio caffè della nonna (napoletana). Io avevo appena quattro o cinque anni, ma lo ricordo benissimo. Nonna macinava a mano il caffè della torrefazione sotto casa. Se non ce ne fosse stata una sotto casa, l’avrebbe sicuramente tostato lei stessa. Come lo faceva sua madre. Poi ne toccava la consistenza granulosa e decideva se rimetterlo ancora nel macinacaffè o meno. E diceva parlando della sorella che viveva con lei, “aiere e macinato o’ ccafè accussi fine, ca natu ppoco s’appilava à caffettèra”. Traduco per chi non è … oriundo : “ieri ha macinato il caffe cosi’ fine, che a momenti la caffettiera si otturava. E quindi il rischio che il caffè non passasse attraverso il filtro o passasse troppo lentamente era un contrattempo da evitare.
E quindi, dopo averlo macinato, ne riempiva il filtro che chiudeva e poneva la caffettiera sul fuoco, l’acqua una volta venuta ad ebollizione, faceva uscire qualche goccia bollente, segnale inconfondibile che la fiamma doveva essere spenta, la caffettiera rigirata al contrario e una volta avvisati tutti gli accupanti della casa che il caffè stava colando, passava alla preparazione del vassoio con le tazze per il caffè. Se c’erano ospiti si metteva la zuccheriera elegante con i cucchiaini d’argento, se c’erano solo gli “habitués”, si zuccherava il caffè solo prima di servirlo con un cucchiaino ordinario e si mescolava direttamente nella caffettiera. Durante questo lasso di tempo si chiaccherava intorno alla tavola, ed era li, in questo momento in cui il caffè filtrava da una parte all’altra della caffettiera, che si affrontavano gli argomenti più importanti della famiglia. Dall’inizio della preparazione, fino al momento del primo sorso, era passata mezz’ora.
Credetemi, era la mezz’ora più interessante di tutta la giornata. Soprattutto per me, a cui è sempre piaciuto ascoltare, l’interesse degli argomenti trattati durante quella mezz’ora, era notevole. Credo che il caffè, di cui sentivo solo l’odore – non avevo il permesso di berne – facesse da “trait d’union” tra le persone che partecipavano alla “tavolata”. Puntualmente, qualcuno diveva “bbuono stu ccafè”, e poi si continuava con “…a proposito, ho parlato con tizio e caio… eccetera eccetera. Quella mezz’ora di attesa, si trasformava in tempo in cui nessuno contava i minuti, poteva arrestarsi d’incanto, oppure continuare per ore ed ore. Il bello era che nessuno sapeva quando sarebbe terminata la discussione. In genere, ancora oggi, quando al sud si dice “una mezzoretta”, il tempo diventa soggettivo, come la bontà del caffè.
font:/www.orlandocaffe.com




0 risposte finora ↓
Non ci sono ancora commenti... Inizia tu riempiendo il modulo sottostante.