The Savoy Cocktail book: una Bibbia per gaudenti snob

Astenersi salutisti e fanatici del politically correct. The Savoy Cocktail Book, per la prima volta in Italia grazie ai tipi di Excelsior 1881, è il primo, il più completo e il più imitato libro sui vini, i drink e i cocktail. E celebra il piacere dell’alcol senza mezze misure. Nessun dubbio sulla competenza dell’autore. È Harry Craddock, il più famoso barman del mondo, inventore di grandi classici come il White Lady o il Dry Martini. Il Savoy di Londra lo strappò con un ingaggio principesco agli States, dove le sue gesta dietro il bancone – nonostante il proibizionismo – avevano già regalato un bel po’ di spensieratezza a migliaia di avventori negli anni Venti e Trenta. Prorpio nel 1930 fu pubblicata a Londra la prima edizione di questa Bibbia per gaudenti snob.
Riccamente illustrata da Gilbert Rumbold, contiene anche aneddoti sui principali personaggi della cultura e dello spettacolo che si abbeveravano alla fonte di Craddock. Come Colette, che rievoca il suo primo bicchiere di vino: un rosso brunastro Muscat Fortignan bevuto a soli tre anni su amorevole offerta del padre. La passione etilica non avrebbe mai più abbandonato la scrittrice, divenuta poi esperta soprattutto dei cocktail da sorbire prima delle undici del mattino.
Tra ricette dei drink e descrizioni di vini e Champagne, ci sono anche le annotazioni originali del barman. Alcune molto utili. Come l’avvertimento sul Leap Year Cocktail (Gin, Grand Marnier e Vermouth italiano), che ha una sola controindicazione: può indurre ad avventate proposte di matrimonio.
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