
Dopo aver dato per primi la notizia del tanto discusso accordo tra Coca Cola HBC Italia e Fit –Federazione Italiana Tabaccai, per la commercializzazione e la rivendita di prodotti della The Coca Cola Company preso le 48 mila tabaccherie di tutta Italia, i grossisti di bevande di Torino si apprestano a sostenere la campagna di boicottaggio promossa dai bar del capoluogo piemontese. Già lo scorso anno proprio la categoria di distributori di bevande, riunita in Italgrob –Federazione Italiana Grossisti e Distributori di Bevande– si era fatta promotrice di un altro significativo intervento contro la multinazionale americana: la citazione in giudizio di Coca Cola HBC Italia presso il Tribunale Civile di Roma (causa promossa alla Bernabei Liquori e appoggiata dalla Federazione) per concorrenza sleale e abuso di dipendenza economica. La causa è tuttora in corso. “Ancora una volta –commentava due settimane fa alla notizia dell’accordo Coca Cola/Fit il presidente di Italgrob, Giuseppe Cuzziol– le scelte del colosso americano appaiono chiaramente finalizzate all’indebolimento delle concorrenza, a scapito delle realtà più piccole, e soprattutto alla creazione di barriere commerciali significative, non solo per noi grossisti, ma per tutti gli attori del mercato delle bevande in Italia”. “Abbiamo accolto con grande interesse la decisione dei baristi dell’Epat (associazione dei pubblici esercizi torinesi) –afferma oggi Cuzziol– e i distributori di Torino e dintorni hanno già dato la propria disponibilità a sostenere ed appoggiare questa forma di protesta contro gli abusi della multinazionale americana”. Tre anni fa proprio Torino era stata una delle “città pilota” nelle quali Coca Cola aveva attivato i primi tentativi di distribuzione diretta, sfociati poi nel 2006 con l’estensione del progetto a tutto il Centro e Nord Italia, con condizioni di vendita discriminanti per i grossisti. Ma gli interventi non si fermeranno al Piemonte: Italgrob proseguirà infatti in tutta Italia la propria attività di sensibilizzazione per la tutela di un settore storico dell’economia italiana come quello del fuori casa e per la salvaguardia della regolarità del mercato. (PRIMA)




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