Gucci ha scelto Knam per “firmare” la pasticceria, Bulgari punta su Sironi, il fascino esotico di Nobu da Armani

L´indirizzo più nuovo è il Romeo Gigli Café, che ha scelto la zona Navigli (via Fumagalli) per un ex-magazzino ampio e suggestivo, tutto bianco e tutto vetri. All´ora dell´aperitivo il barman sforna cocktail e Paola Chiolini vi stuzzica con le sue bontà, bocconcini caldi che preparano alla cena. Bisognerà aspettare la primavera, invece, per il bistrot di Aspesi, nel bel cortile della maison, in via Montenapoleone: ambiente lineare e “aria di casa”, promettono i titolari.
Sono gli ultimi di una lunga serie: il cibo va di moda, e la Moda, che arriva sempre prima, se n´è accorta subito. Perciò “va” di cibo. E a Milano continuano a spuntare ristoranti e bar delle grandi firme. Un sushi da Armani, un caffè da Gucci, un piatto stellato da Trussardi. Non c´è griffe che non abbia un bistrot. E la tendenza produce effetti collaterali desiderabilissimi, perché i locali sono progettati e arredati con estrema cura, e all´eccellenza della moda si abbina quella dell´architettura o del design, e magari della cucina. Un circolo virtuoso che crea posti davvero unici e attira come il miele turisti di alto bordo, (i giapponesi non se ne perdono uno), addetti ai lavori, avventori trendy e amanti delle novità.
Tra i primi della serie c´è Armani, che ha coinvolto il prestigioso chef nippo-americano Nobu, già socio di De Niro e altre star per i suoi molti locali tra Hollywood, New York e Londra. Rigore di forme e colori, prezzi alti e specialità giapponesi con un tocco peruviano, più un privé super-esclusivo e, qualche metro più in là, l´Armani Café, per gente (un po´) più comune. Dal 1996 Trussardi aveva un bistrot con multistore al primo piano del suo palazzo in piazza Scala. Dal 2001 è ristorante, nel 2006 è arrivato Andrea Berton, che ha portato presto una stella. Più recente l´ingresso di Dolce & Gabbana, con il roboante Gold di via Poerio: oro e luccichìi si sprecano, ci sono un ristorante, un bistrot, una lounge per gli aperitivi. Per sfoggiare e sfoggiarsi. È invece sobrio nelle linee ma ineguagliabile per la posizione il Caffè Gucci, proprio in Galleria. Pochi tavolini all´aperto per un servizio di caffetteria e pochi sfizi dolci (firmati da Ernst Knam, lo stilista della pasticceria) e salati. Il caffè costa da 3,50 in su. È un gioiello il ristorante dell´hotel Bulgari in via fratelli Gabba: il massimo del lusso, ça va sans dire, e l´ottima cucina di Elio Sironi, in un ambiente progettato da Antonio Citterio e con vista sull´Orto Botanico. Specialità: i dolci al cioccolato.
Location deliziosa con pareti a vetri ma interpretazione un po´ sovraccarica (e cucina non eccelsa) per il Just Cavalli Café, di fianco alla Triennale: lo stesso stilista ha appena chiuso il locale di via Spiga, con giochi spettacolari di specchi, lacche e acquari giganti. Tra i pionieri va citata anche Carla Sozzani, signora della moda (degli altri) che ha aperto Corso Como Café, con un arredo suggestivo. E anche se si chiama fuori dall´ambiente della moda, Rossana Orlandi (oltre al negozio di abbigliamento e a quello di design per la casa) ha uno dei locali più simpatici: Pane e Acqua, in vi Matteo Bandello, allestito in modo originalissimo da Paola Navone e guidato dal bravo chef Francesco Passalacqu




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