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Con il nome di American Bar vengono indicati tutti quei locali in cui si consumano principalmente cocktail, bevande miscelate o superalcolici.
Il termine iniziò a diffondersi in America negli anni Trenta del XX secolo, quando i cocktail cominciarono a prendere piede sempre più negli Stati Uniti: il 5 dicembre 1933, con l’approvazione del XXI emendamento, si concluse infatti l’era proibizionista, e il mercato dei liquori trasse nuova linfa proprio dalle bevande miscelate.
Rapidamente la moda si diffuse anche in Europa, dove numerosi gestori di bar ribattezzarono American Bar i propri locali, sebbene non sempre tali locali fossero dediti esclusivamente alla vendita di cocktail.
Di solito l’American Bar ha un importante banco bar con degli sgabelli sul fronte e richiede del personale specializzato (i cosiddetti barman) per il servizio.
Una curiosità: il più antico American Bar in Europa è quello del Savoy Hotel di Londra: fu aperto nel 1898, quando vennero introdotti per la prima volta i cocktail nella capitale britannica.
Per rendersi conto di quanto questo tipo di locale sia diffuso, anche in Italia, basta scrivere la parola American Bar in Internet, e spulciare la lunga lista di nomi che compare. Per concludere, qualora voleste approfondire l’argomento, un’ottima lettura a proposito di American Bar potrebbe essere quella del libro Severo American Bar di Signorini.
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Savona. E’ subito polemica sul costo della tazzina del caffè a Savona. Confcommercio e Confercenti sono finite nel mirino dei consumatori, che accusano le associazioni di categoria di “aver fetto cartello” per portare il costo della tazzina a 90 centesimi dal prossimo marzo. La Confesercenti replica che si è trattata di un’iniziativa di alcuni soci della Confcommercio, mentre quest’ultima sostiene che l’aumento è una libera scelta dei baristi.
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Prezzi: colazione al bar, cara Roma
La seconda e’ Venezia seguita da Firenze
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(ANSA) - ROMA, 21 FEB - Fare colazione al tavolo di un bar a Roma rende piu’ leggere le tasche dei romani che per cappuccino e brioche spendono in media 4,92 euro.La seconda citta’ piu’ cara risulta Venezia (4,69 euro), seguita da Firenze (4,12 euro). Le piu’ economiche risultano Bari (2,66 euro) e Bologna (2,72 euro). Lo rileva l’associazione indipendente di consumatori Altroconsumo esaminando i prezzi di caffe’, cappuccino e brioche nei bar di 10 citta’ considerando i bar storici, centrali e della periferia.
21 Feb 19:24
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Carlsberg/Heineken: confermano rialzo offerta su S&N e nuovo “no” del Board

(Teleborsa) - Roma, 10 gen - A seguito delle odierne indiscrezioni della stampa britannica, la Carlsberg e la Heineken hanno confermato di aver rivisto al rialzo il prezzo di offerta su Scottish & Newcastle di 30 pence a 780p ad azione, prima della deadline fissata dall’authority per le OPA di lunedì 21 gennaio. Tuttavia, il consorzio formato dai due produttori di birra europei ha ricevuto un nuovo rifiuto dal Board della compagnia inglese e conferma che non porterà avanti alcuna operazione senza l’assenso di questo.
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Via i limiti alla vendita di alcol nei locali

Dopo il via libera alla musica nei locali tutte le sere della settimana, si profila una retromarcia parlamentare sulla norma che limita alle 2 di notte la vendita di alcolici in pub, discoteche e simili. Si potrà bere fino alle 4, o comunque fino alla chiusura del bar. A nome di tutti coloro che lavorano dietro un bancone, il direttore Ascom Luca Dal Poz saluta l’annuncio con un «magari», prima di frenare: «Per ora si è pronunciata in questo senso solo la commissione Trasporti di Montecitorio. L’iter è lungo e, se arriva lo scioglimento delle Camere, la corsa finisce lì».
Lo stop anticipato all’alcol era stato fissato nel disegno di legge sulla sicurezza stradale. «Una norma anacronistica», la boccia Dal Poz. Dovesse venir annullata, le subentrerebbe la legge regionale, che, è vero, in assenza di intrattenimenti musicali conferma alle 2 il limite di birra, vino e whisky, ma concede ampio spazio a deroghe, soprattutto se i locali si attrezzano con programmi di prevenzione dell’abuso di alcol e di promozione della sicurezza sulle strade. Vedi, taxi a chiamata, alcoltest di verifica, braccialetto per individuare il guidatore designato, colui che si dedica solo agli analcolici. E’ a queste iniziative, e al «servizio di trasporto pubblico notturno allo studio con la Provincia, che Dal Poz si riferisce spiegando che «c’è del lavoro da fare e le soluzioni vanno individuate in rapporto al territorio e nel rispetto delle esigenze degli esercenti e degli operatori turistici». Dal Poz riferisce di «locali tanto penalizzati dal divieto di servire alcolici dopo le 2. E parlo di persone che avevano investito in un servizio, puntando su abitudini consolidate fra clienti locali e ospiti. Credo che non si faccia sicurezza stradale semplicemente chiudendo i locali o anticipando lo stop all’alcol: i bar sono punti di riferimento controllabili e penalizzandoli si moltiplicano i luoghi di potenziale abuso fuori controllo. Questo senza valutare che la sovrapposizione di norme regionali e statali (scritte male o frutto di compromessi politici) ha creato confusione, problemi di comunicazione, incongruenze. Come spiegare a un bar di Fonzaso che, in base a leggi regionali diverse, deve smettere di servire alcol prima di un bar in Primiero?»
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Como terra di mobilieri, di setaioli e di baristi. Secondo una ricerca della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) di Confcommercio, il capoluogo lariano svetta, nel Paese, per numero di bar. Quasi 5 per ogni mille abitanti. Una percentuale praticamente doppia rispetto alla media nazionale (2,7), che Como condivide con la sola Mantova. Soltanto Aosta (4,8 la sua media) e Rimini (4,5) tallonano da vicino le due citta lombarde , mentre le tradizionali ‘capitali’ della tazzina di caffè sono lontane: Trieste (3,7) e Napoli (1,9 bar ogni mille abitanti).
La Fipe, che ieri ha diffuso una nota ricca di numeri e di cifre, ha anche indagato la variazione dei prezzi della stessa tazzina di caffè e della pizza.
In pratica, l’organizzazione legata a Confcommercio ha voluto monitorare le oscillazioni dei costi di due prodotti alimentari simbolo dell’Italia. La classica ‘tazzina’ e, appunto, la pizza, amatissima pure dagli stranieri.
In entrambi i casi, la citt� di Como ha fatto registrare una lieve diminuzione dei prezzi. Nel febbraio di quest’anno, il caffè, in media, costava nel capoluogo lariano 0,81 centesimi di euro, 1 centesimo in meno dello stesso mese del 2006 (-1,48%). Prezzo in calo anche per margherite e quattro stagioni. Nelle pizzerie comasche, da un anno all’altro si spendono mediamente 4 centesimi in meno: da 7,49 a 7,45. Per la cronaca, le citt� più care per caffè e pizza sono rispettivamente Bolzano (0,98 centesimi) e Milano (9,46 centesimi). La più conveniente Reggio Calabria (0,62 centesimi per un caffè e 5,43 centesimi per una pizza).
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Continua la pioggia di rincari nel 2008 e dopo le bollette di luce, gas, acqua, benzina e treni, arriva anche la ‘mini stangata’ della tazzina di caffè. A gennaio i listini dei bar saranno ritoccati e l’espresso arriverà a un prezzo medio di 90 centesimi dagli 82 attuali. E così la bevanda più amata dagli italiani arriverà a sfiorare l’euro in molte città. E’ quanto emerge da un’indagine del centro studi della Fipe-Confcommercio in base alla quale il 32,8% degli esercenti intervistati dichiarano di voler intervenire sul listino prezzi.
In molti casi la cifra sarà superata: si arriverà a 1,20 in alcuni locali ‘in’ del Nord che già oggi praticano prezzi più alti rispetto a quelli del Meridione. Ad esempio, secondo una indagine dell’Adoc dell’anno scorso, a Genova si beveva il caffè più caro, con un costo medio di 92 centesimi, seguito da Torino a 85 centesimi, mentre a Napoli, la patria del caffè, la ‘tazzulella’ si è mantenuta abbastanza bassa sui 0,72 euro. Pochi centesimi di differenza con i bar romani e palermitani dove il prezzo medio è di 0,73, mentre a Bari si gusta la tazzina con 0,71 euro.
Per la Federazione italiana dei pubblici esercizi l’aumento medio di un 5% a tazzina, si deve a un adeguamento “dovuto ai rincari dei costi della materia prima e delle spese vive degli esercenti a cominciare dai costi dell’elettricità, del personale. Del resto - spiega all’ADNKRONOS Edi Sommariva, direttore generale della Fipe - gli operatori hanno aspettato fino a gennaio ad aumentare i prezzi dei listini che sono fermi da 18 mesi. Cinque centesimi a caffè è un aumento irrisorio. Al consumatore resta quindi la scelta locale ma deve pretendere la qualita’”.
Il prezzo attuale della tazzina, secondo la Fipe, è di 82 centesimi. Un prezzo che è aumentato dal 2000 ad agosto 2007 del 12,3% essendo passato da 0,73 a 0,82 euro. “Quando nello stesso periodo - sottolinea la Fipe - i prezzi dell’intero paniere sono aumentati del 16,3%”.
Quanto agli aumenti nelle singole città la stessa federazione rileva che nel primo semestre 2007 l’incremento medio è stato di qualche centesimo di euro. Laddove secondo le associazioni dei consumatori si tratta di aumenti ‘ingiustificati’ in quanto il prezzo medio di una tazzina stimato 80 centesimi costa invece al gestore di un bar 22 centesimi tra ‘polvere’ 0,08 euro, zucchero e acqua 0,01 euro, energia elettrica 0,01 euro e manodopera 0,12 euro.
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Troppo buono il caffè italiano:
Starbucks non osa lo sbarco nella Penisola

LONDRA (27 dicembre) - Troppo buono il caffé italiano per fargli concorrenza, troppo bravi e veloci i baristi nostrani per lasciarsi superare da una catena d’Oltreoceano. Niente “lattes”, “flog frapuccinos” o “white soy mocha”: gli americani della Starbucks, la catena americana di caffè in forte espansione su scala mondiale, non hanno al momento alcuna intenzione di sbarcare in Italia con la loro svariata gamma di bevande calde. Si rendono conto che avrebbero difficoltà a tener testa agli impeccabili baristi della Penisola. Sul mancato arrivo di Starbucks in Italia il “Financial Times”’ ha pubblicato oggi un articolo del suo corrispondente da Milano, Adrian Michaels, che spiega come mai la Penisola non figuri tra le priorità «strategiche» di una compagnia con il vento in poppa già presente in 43 Paesi.
Secondo il giornalista ci sarebbe potenzialmente in Italia un mercato per le originali reinvenzioni del caffè e del cappuccino proposte da Starbucks, che nel corso del 2007 ha messo radici anche in Egitto e Russia: «In Italia - scrive il quotidiano finanziario britannico - la Starbucks si troverebbe alle prese con una vasta concorrenza senza la possibilità di offrire un prezzo migliore. Un espresso in Italia costa in genere meno di un euro quando a Parigi il doppio espresso della Starbucks ne costa due e non se ne può comprare uno singolo. Il servizio poi dovrebbe essere più veloce. Gli italiani si aspettano che il caffè arrivi in pochi secondi».
A detta di Adrain Michaels le multinazionali straniere hanno poi «storicamente» delle difficoltà in Italia a muoversi tra le leggi e a costruire rapidamente una rete abbastanza robusta. Howard Schultz, un businessman strettamente associato al successo di Starbucks, ha detto al giornale economico che per molte bevande si è ispirato proprio a quanto ha gustato in Italia e che il mancato ingresso sul mercato italiano va considerato una forma di «umiltà e rispetto».
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McDonald’s punta ai caffè e
dichiara guerra a Starbucks

Nel 2008 McDonald’s, l’inarrestabile colosso dei fast food, punterà ad allargare la propria sfera di competenza: non si accontenterà più di servire hamburger e patatine, ma in 14 mila esercizi aprirà altrettante caffetterie, con baristi specializzati per servire caffè, cappuccini e la versione personalizzata del noto Frappuccino venduto da Starbucks.
Lo ha annunciato il Wall Street Journal, che ha evidenziato come con questa mossa la catena di fast food più famosa al mondo intenda colpire la catena di coffee shop più famosa al mondo, Starbucks appunto.
Ma gli specialisti del caffè d’oltreoceano non sono stati inerti a guardare ed hanno lanciato la loro versione dei McDrive: al «drive through», infatti, si può prelevare il proprio caffè (insieme a nuovi panini caldi) direttamente dalla propria automobile, proprio come si fa con gli hamburger di McDonald’s.
Secondo quanto reso noto dal Wall Street Journal, l’espansione del re dei fast food porterà una crescita del fatturato pari ad un miliardo, alla faccia di Starbucks che sminuiva le possibilità di espansione di McDonald’s poichè vendeva «un liquido bollente e marrone, che spaccia per caffè».
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Tre sorsi in tre e il
caffè un
piacere
anche per le tasche

sale il prezzo nasce la moda del «coffee-sharing»
PARTINICO (Palermo)
Al «Coffeetown» di Partinico si fa il coffeesharing. Niente che abbia a che fare con abitudini modaiole o con emulazioni importate dal «continente»: è una questione di «picciuli», redditi bassi, disoccupazione e crisi economica che sfondano le tasche degli abitanti di questa cittadina a 30 chilometri da Palermo, spesso «onorata» dalle cronache di mafia (qualche settimana fa nelle campagne vicine è stato arrestato il boss Salvatore Lo Piccolo). Così, per fronteggiare il caro-caffè schizzato da 70 a 90 centesimi la tazzina, nei bar si è diffusa l’abitudine di dividere in due e anche in tre il sorseggio.
«Se prima - scrive il blog «LiberaMente» - non era raro sentire nei bar le classiche frasi “menzu l’uno?” (mezzo ciascuno nrd) o “chi fa nu spartemu?” (che facciamo, ce lo dividiamo? ndr), ora è diventata prassi consolidata condividere i sorsi di una stessa tazzina con l’amico o l’ospite di turno».
C’è anche una tecnica della condivisione: mai bere tutti dallo stesso lato. Non sta bene. Quindi il primo appoggia le labbra sul bordo di sinistro, il secondo in quello di destra e se c’è il terzo su bordo al centro.
Se lo fai con gli amici con cui passeggi simpaticamente per il Corso dei Mille, cioè il «cassaro» del paese, bè allora non sembra poi tanto brutto. Ma il problema si presenta quando incroci davanti o dentro il bar un certo conoscente, un illustre personaggio del luogo, un tizio con cui devi sdebitarti di un favore ricevuto. Per il siciliano è un punto d’onore pagare e, se l’ospite si azzarda a mettere mano al portafoglio, viene redarguito: «Ma chi stai facennu? Un ti permettiri, m’affennu! (ma che stai facendo? Non ti permettere, mi offendo!»). Forse ora berranno qualche caffè in meno, anche per salvaguardare salute e tasca, ma al rito dell’ospitalità il partinicese doc non rinuncerà mai.
E’ abituato a tirare la cinghia, ma attenzione tanti se la passano bene o benino: eppure quei 90 centesimi sono una botta quotidiana niente male, se andiamo a vedere quante volte si ripete il sacro rito di tirare su la tazzina. Sì, perché a quanto pare a Partinico è un esercizio da record nazionale. Qualche mese fa lo stesso blog si è preso la briga di andare a calcolare che in questo Comune siciliano di 31 mila abitanti c’è, intanto, una delle percentuali più alte di bar d’Italia (1 ogni 800 abitanti). In alcuni di questi bar si arriva a consumare fino a 800-1000 caffè al giorno (una media di 1 al minuto in 16 ore di apertura, roba da reflusso gastroesofageo solo a scriverlo). Una quantità industriale, come accade nei bar più frequentati di una grande città. Forse si dovrebbero calmare un po’, soprattutto dopo le grandi abbuffate natalizie che da queste parti sono tanto buone quanto pantagrueliche.
Quanto costa un caffé? Molto, moltissimo o poco. A Palermo si tocca il minimo: bastano infatti 60 centesimi per una buona tazzina. A Bologna, invece, si raggiunge il massimo. Concedersi una pausa al bar significa essere costretti a sborsare anche la cifra non indifferente di 1 euro e 20 centesimi, esattamente il doppio. Si tratta del prezzo record, che non viene toccato nemmeno nelle città notoriamente più care, come Milano, Venezia e Roma (il caffé, infatti, può oscillare, a seconda dei locali, da un minimo di 0,70 fino all’euro tondo). In compenso, il Sud, generalemte, si conferma con l’area con i prezzi più bassi: anche a Napoli possono bastare 60 centesimi e lo stesso vale per Bari e per Potenza. Al Nord (da Torino a Genova) non si scende mai sotto i 70 centesimi.
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